Domande Frequenti
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Domande Frequenti

Curiosità e suggerimenti per migliorare il tuo sorriso

Che cosa è la polpa dentale?

La polpa dentale è formata dai vasi sanguigni e dal nervo, ed è la parte sensibile del dente.

Essa è pertanto responsabile della sensibilità e del dolore.In situazioni di normalità, la polpa non provoca spontaneamente dolore o forte sensibilità ma risponde ai normali stimoli termici in modo tale da non provocare fastidi.

Quando è necessaria una terapia canalare?

Se il dente si caria profondamente, si frattura o se sopraggiungono fattori che danneggiano la polpa essa può diventare molto più sensibile ai normali stimoli (freddo,dolce), o addirittura dare dolore spontaneo.

In tal caso la polpa si è infiammata.

L’infiammazione della polpa prende il nome di pulpite.

La pulpite è uno stato irreversibile, per cui si rende necessaria la terapia canalare.

La pulpite acuta è quindi caratterizzata da forti dolori resistenti ai comuni antidolorifici.

Successivamente la fase acuta può causare la necrosi pulpare (termine che indica la morte e decomposizione di tessuti biologici) che anche se indolore può promuovere infezioni e conseguente formazione di granulomi intorno all’apice del dente. In questi casi la terapia canalare è necessaria per evitare che la situazione evolva dando esiti più gravi come ascessi o cisti.

Come si effettua una terapia canalare?

Le fasi fondamentali della terapia canalare sono rappresentate da:

1 – Apertura di una cavità per accedere alla camera pulpare.

2 – Rimozione del tessuto contenuto nel o nei canali.

3 – Detersione e sagomatura del o dei canali con appositi strumenti e materiali dopo averne predeterminato la lunghezza con un localizzatore elettronico d’apice.

4 Otturazione del o dei canali con un materiale biocompatibile che garantisca un sigillo stabile nel tempo.

Il trattamento necessita anche di un numero variabile di radiografie per verificare l’esattezza dei vari passaggi.

La diga

La diga è uno strumento indispensabile per ottenere il successo endodontico. Essa è un leggero foglio di gomma ipoallergica piacevolmente aromatizzato che ha numerosi vantaggi:

1 – Protezione del paziente dall’ingestione o dall’inalazione di strumenti, frammenti dentali, liquidi di lavaggio canalare, sostanze irritanti.

2 – Possibilità di operare in un campo assolutamente decontaminato.

3 – Retrazione e protezione dei tessuti molli (gengive, labbra, guance, lingua).

4 – Migliore visibilità dell’area di lavoro.

5 – Comfort per il paziente che non sente la bocca invasa da mani, strumenti e liquidi.

Il controllo del dolore prima, durante e dopo la terapia

Prima: La polpa, come detto, è un tessuto vivo quindi sensibile al dolore. Gli stati infiammatori della polpa provocano spesso dolori che possono raggiungere anche livelli di intollerabilità. E’possibile controllare il dolore con farmaci anti-dolorifici ed anti-infiammatori in attesa di effettuare la terapia canalare. In ogni caso è opportuno consigliarsi con il dentista prima di assumere farmaci.

 

Durante: È ormai un luogo comune l’idea che dal dentista si soffra. Grazie alle moderne tecniche anestetiche, ai nuovi farmaci, e ad un nuovo approccio al paziente ormai il dolore durante i trattamenti è del tutto scomparso. Oggi una terapia canalare si effettua solitamente in una seduta, o in piùsedute se il dente e necrotico.

 

Dopo: Riguardo al dolore post-operatorio, peraltro raro, qualora compaia può essere facilmente controllato con un’adeguata terapia antidolorifica e antibiotica.

Ricostruzione o corona?

La terapia canalare rende il dente più fragile rispetto agli altri. Il motivo per cui un dente devitalizzato è spesso a rischio di frattura è dovuto al fatto che per effettuare una corretta terapia bisogna aprire una cavità d’accesso sufficientemente ampia che sommandosi alla cavità iniziale provocata dalla carie o dalle fratture dentali indebolisce ulteriormente il dente.

Questa situazione si verifica più spesso a carico di denti quali i premolari o i molari. Da ciò la necessità su tali denti di ricorrere ad una corona che oltre a garantire una protezione del dente, restituisca correttamente funzionalità ed estetica.

Decolorazione dentaria

Saltuariamente dopo la terapia i denti subiscono una decolorazione che causa antiestetiche discromie.

Le soluzioni a questo problema variano a seconda della gravità della decolorazione, e vanno dal semplice uso di sostanze sbiancanti, alla preparazione di faccette estetiche o corone in porcellana.

Sbiancamento dei denti: Tecniche professionali e metodi “fai da te”

Esistono tecniche professionali di sbiancamento dei denti e metodi “fai da te”.

Tra i vantaggi delle prime ci sono:

 

– Garanzia di raggiungere il più elevato sbiancamento possibile

– Un minimo impegno di tempo e pazienza per un massimo risultato

– Assoluta salvaguardia da spiacevoli effetti indesiderati come eccessiva sensibilità termica e irritazione gengivale.

 

L’apparente vantaggio dei secondi è nel costo, ovviamente più basso rispetto alle più efficaci tecniche professionali. Infatti i potenti prodotti utilizzati in un ciclo di trattamento sbiancante professionale richiedono per il loro utilizzo conoscenze ed esperienza e hanno un costo di base molto più alto rispetto ai prodotti fai da te reperibili nelle farmacie e nei grandi magazzini.

L’efficacia più bassa di questi ultimi fa sì che dopo ripetute applicazioni, ritenute di solito un po’ scomode dagli utilizzatori, possano produrre degli effetti limitati e che il ritorno allo stato precedente avvenga in tempi brevi.

Cosa sono e come funzionano gli impianti?

Gli impianti dentari sono delle viti in titanio che vengono posizionate nelle ossa mascellari e che fungono da sostegno per la ricostruzione protesica. In pratica gli impianti sostituiscono le radici dei denti che sono stati estratti.

 

Come Funzionano

Contrariamente a quanto spesso viene detto gli impianti osteointegrati non sono soggetti a rigetto. Infatti il materiale da cui sono costituiti, il titanio, rappresenta un materiale assolutamente biocompatibile che, cioè, viene riconosciuto dal nostro organismo come elemento naturale. Il principio biologico su cui si basa il successo degli impianti è la cosidetta osteointegrazione.

Questo fenomeno biologico, descritto per la prima volta in Svezia dal Prof. P.I. Branemark nel 1965, rappresenta la capacità dell’osso di guarire intorno al titanio, risultando in un intimo e perfetto contatto con quest’ultimo. Questa caratteristica rende gli impianti virtualmente immobili e capaci di sostituire denti perduti.

Chi può usufruire degli impianti?

Non tutti i pazienti possono essere candidati agli impianti. Le moderne tecniche chirurgiche di rigenerazione ossea hanno drasticamente ridotto il numero di coloro che non possono ricevere impianti osteointegrati. Fattori che rappresentano controindicazioni a questo trattamento sono malattie sistemiche come il diabete scompensato, malattie cardiovascolari importanti, malattie del sangue e della coagulazione, osteoporosi grave, fumo di sigaretta in forte quantità. Particolarmente il fumo di sigaretta da solo è in grado di raddoppiare il numero dei fallimenti. Inoltre pazienti con una scarsa predisposizione alla igiene orale domiciliare o poco motivati non possono essere considerati buoni candidati a questa forma di riabilitazione.

 

Per saper se si hanno i requisiti per poter ricevere impianti è necessario consultare un parodontologo o un odontoiatra esperto in implantologia. Spesso un esame clinico tradizionale e la esecuzione di una radiografia panoramica delle arcate dentarie non sono sufficienti per stabilire la possibilità o meno di intervenire con impianti. In questi casi esami più sofisticati, come la TAC, possono fornire informazioni sullo stato delle ossa mascellari. In generale pazienti totalmente edentuli o che abbiano perso uno o più elementi dentari e che siano in buone condizioni fisiche generali possono candidarsi ad una riabilitazione protesica con impianti osteointegrati.

Quali sono i benefici di un trattamento ortodontico?

I benefici di un trattamento ortodontico sono il miglioramento dell’ occlusione, dell’armonia, dell’ estetica dei denti e del volto.

Inoltre i denti ben allineati possono essere puliti meglio, prevenendo l’insorgenza di carie e parodontopatie.

Qual'è il momento giusto per iniziare un trattamento ortodontico nel bambino?

Dipende dalla gravità del problema.

Si tende a trattare precocemente, verso i 4/5 anni di età, le malocclusioni in cui è presente un difetto scheletrico che può aggravarsi con la crescita. Richiede un trattamento precoce il morso crociato che causa una deviazione della mandibola o una 3ª classe (il mento prominente). Gli interventi precoci sulla forma e posizione delle ossa mascellari consentono una crescita più armonica del complesso cranio-facciale.

 

Intorno ai 5 anni di età è consigliabile far fare una prima visita dall’ortodontista.

 

La durata è variabile e dipende dalla malocclusione da trattare. Può andare da qualche mese fino a circa 2 anni. Nei bambini può essere necessario un trattamento in due tempi, in dentizione mista (decidui e permanenti insieme) e poi in dentizione permanente.

Il trattamento ortodontico è doloroso?

No. Può esserci qualche fastidio i giorni successivi all’applicazione dell’apparecchio o alla sua attivazione. Si tratta di dolenzie dovute agli spostamenti dentali e alle irritazioni della mucosa dovute ai decubiti dell’apparecchio. Nel giro di pochi giorni tali fastidi andranno ad attenuarsi fino a scomparire.

Quali sono gli apparecchi ortodontici?

Si distinguono in fissi e mobili. I primi s’incollano o si cementano ai denti, i secondi si possono rimuovere. Gli apparecchi fissi (brackets e bande) possono essere metallici o in ceramica (estetici). Inoltre, per alcuni tipi di malocclusioni si può effettuare il trattamento con delle mascherine trasparenti.

È vero dunque che esiste la possibilità di fare l’ortodonzia senza gli apparecchi metallici tradizionali?

Si, è vero. È una tecnica che prevede l’impiego di mascherine trasparenti sequenziali che vengono applicate sui denti risultando invisibili.

Sono strutturate in maniera da portare l’ informazione degli spostamenti dentali da attuare, ed usate secondo una sequenza prestabilità provocano gli spostamenti dentali che nelle tecniche tradizionali vengono effettuati con il filo e le placchette metalliche (brackets e bande) applicate sui denti.

Ci si può sottoporre al trattamento ortodontico in età adulta?

Si, è possibile sottoporsi al trattamento ortodontico a qualunque età, a condizione che non ci siano problemi parodontali in atto.

La contenzione in che cosa consiste?

La contenzione si effettua alla fine del trattamento ortodontico per consentire la stabilizzazione dentale e consiste in apparecchi mobili trasparenti detti mascherine da portare per un periodo di tempo, o fissi incollati sulla faccia interna dei denti

Che cosa è la malattia parodontale?

Un tempo conosciuta con il nome di Piorrea, la malattia parodontale rappresenta oggi una delle cause più importanti della perdita dei denti. Essa è costitutita da un complesso di malattie che, in forme diverse, possono colpire ogni fascia di età. La forma più frequente colpisce nell’ età compresa tra i 35 ed i 60 anni.

Il termine parodontopatia indica una malattia che interessa i tessuti di supporto dei denti: il legamento parodontale, il cemento radicolare e l’osso alveolare. A queste tre strutture si deve aggiungere la gengiva che rappresenta il cosiddetto parodonto superficiale.

La parodontopatia è una malattia cronica e come tale non può essere eliminata in modo definitivo ma, può e deve essere curata.

Le cause della Piorrea

La causa principale è la placca batterica. La placcarappresenta l’insieme dei batteri che albergano naturalmente nel cavo orale. Non tutte le oltre 300 specie microbiche presenti nella bocca provocano malattie parodontali ma, solamente alcune di queste specie sono considerate patogene.

Affinchè alcuni batteri provochino lo sviluppo della parodontopatia, è necessario che si verifichino determinate condizioni. Prima fra tutte il paziente deve esserre predisposto o suscettibile.

Oltre al fattore genetico altre condizioni o comportamenti possono favorire o aggravare la malattia parodontale.

Tali fattori sono ad esempio la scarsa igiene orale, il tartaro sopra e sottogengivale, il diabete, il fumo di sigaretta e la presenza di parafunzioni come il digrignamento ed il serramento dei denti durante la notte.

 

Che cosa è una tasca parodontale?

In condizioni di salute la gengiva aderisce al dente in modo da formare un sigillo che protegge le strutture profonde dall’ aggressione di batteri e dai traumi. In assenza di malattia, è possibile misurare lo spazio esitente tra denti e gengive con una sonda millimetrata: questo spazio, detto solco, è profondo da 1 a 3 mm.

Quando la placca si accumula sul bordo gengivale, le sostanze rilasciate dai batteri favoriscono l’infiammazione della gengiva che tende a scollarsi approfondendo il solco distruggendo l’osso e trasformandolo in una tasca. Una tasca superiore ai 4 mm, rappresenta una zona ad alto potenziale di rischio per la progressione della malattia.

 

Come riconoscere la malattia parodontale?

Le malattie parodontali, diversamente da altre patologie del cavo orale come carie, afte etc., sono prevalentemente asintomatiche.

Vi sono però dei segni caratteristici che devono fare insospettire il paziente: il sanguinamento delle gengive durante lo spazzolamento, la scopertura dei colletti dentali (recessioni), la presenza di gonfiore a livello del margine gengivale, la persistenza di alito cattivo, la ipersensibilità dentale agli sbalzi di temperatura, la presenza di ascessi ed infine la mobilità di alcuni elementi dentari. Se uno o più di questi segni sono presenti è necessario consultare uno specialista in parodontologia per un accurato esame della bocca.

 

In cosa consiste la visita parodontale?

La valutazione parodontale consiste nella raccolta di alcuni dati relativi alla salute generale del paziente poiché alcune malattie sistemiche possono influenzare negativamente lo stato di salute delle gengive. Poi, attraverso il sondaggio parodontale, il controllo della mobilità dentaria e dello stato dell’occlusione dentaria, si valuterà clinicamente la presenza o meno di malattia.

Oltre a questi dati è necessario eseguire il così detto set radiografico. Per finire possono essere richieste delle fotografie, che serviranno come base iniziale a cui riferirsi durante la terapia per valutare i progressi fatti.

 

Come si curano le malattie parodontali?

Nonostante la ricerca in questo settore sia una delle più attive nell’ambito delle scienze biomediche, ancora oggi il fondamento della terapia parodontale si basa sulla eliminazione meccanica della placca batterica. Lo scopo ultimo della terapia è quello di rendere il cavo orale sano e facilmente mantenibile attraverso la semplice igiene domiciliare. Possiamo individuare varie fasi e livelli di terapia.

Una prima fase, detta terapia iniziale, riguarda tutti i pazienti che si presentano alla osservazione. Consiste nella pulizia e lucidatura delle superfici dentali e nell’ apprendimento delle corrette norme di igiene orale. Questa fase può essere sufficiente nei soggetti che presentano infiammazioni lievi come gengiviti. Nel caso ci si trovi di fronte a malattie parodontali moderate o severe, questa fase verrà seguita da una pulizia più profonda detta levigatura radicolare.

Il terzo livello di intervento è la eliminazione per via chirurgica delle tasche e dei difetti ossei che non possono essere trattati in altro modo. Anche in questo caso abbiamo a disposizione diverse soluzioni. A seconda delle indicazioni sarà possibile effettuare una terapia chirurgica rigenerativa, cioè in grado di recuperare in tutto o in parte il tessuto distrutto dalla malattia, o una terapia chirurgica resettiva che tende ad eliminare radicalmente le tasche ed i difetti presenti.

Il quarto livello di intervento è rappresentato dalla terapia di supporto o mantenimento. Questa fase è fra tutte la più importante e delicata. La mancata adesione alle norme di igiene domiciliare e una incostante presenza ai controlli possono essere causa della ricorrenza della malattia con conseguenze gravi per il mantenimento di elementi compromessi.

 

L’intervento di chirurgia farà male? E quanto impiegherà a guarire?

Le recenti innovazioni permettono l’impiego di tecniche chirurgiche raffinate che possono essere eseguite in ambulatorio. L’intervento chirurgico viene svolto sotto anestesia locale e occasionalmente possono essere usati farmaci ansiolitici, per rendere assolutamente confortevole il tempo operatorio. Normalmente i farmaci anti-infiammatori sono in grado di ridurre al minimo il fastidio post-operatorio.

E’ importante seguire tutte le istruzioni impartite dal parodontologo. Generalmente è possibile svolgere una normale attività già dal giorno seguente l’intervento. Nel caso vi siano istruzioni speciali riguardanti la dieta, l’esercizio fisico e farmaci post-operatori verranno fornite in modo dettagliato. Tutto questo minimizzerà gli effetti sfavorevoli della chirurgia

È importante curare questa malattia?

La malattia parodontale può essere altamente invalidante portando alla perdita precoce dei denti con relative conseguenze sul piano funzionale (ridotta capacità masticatoria), sul piano estetico (modifica dei lineamenti delle labbra e del sorriso) e soprattutto sul piano piscologico (perdita di confidenza, difficoltà di relazioni con il prossimo). Oltre a ciò, recenti studi condotti negli Stati Uniti, per conto dell’Istituto Nazionale per le Ricerche Odontoiatriche (NIDR), hanno messo in luce l’esistenza di importanti legami tra malattie sistemiche e malattie parodontali. In particolare pazienti con parodontopatia sembrano essere più a rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, osteoporosi e per le donne ad avere gravidanze che esitano in nascite premature e sotto peso. Per questi motivi è estremamente importante che la malattia parodontale venga non solo diagnosticata e trattata opportunamente ma, soprattutto venga prevenuta mediante periodiche visite di controllo.

Come usare lo SPAZZOLINO

Normalmente, lo spazzolino deve avere le setole morbide e arrotondate e non essere troppo grande, in modo da poter raggiungere agevolmente tutte le superfici dei denti.

Spazzolini consumati, oltre a non permettere un’igiene corretta, possono danneggiare le gengive; lo spazzolino dovrebbe quindi essere cambiato ogni due o tre mesi o appena le setole sono consumate o piegate.

Come usare il FILO INTERDENTALE

Guidare il filo tra i denti strofinando delicatamente. Per evitare di ferire le gengive, non forzare il filo contro di esse.

Quando il filo raggiunge la curva gengivale, curvarlo a forma di C verso il dente. Delicatamente, farlo scorrere nello spazio tra gengiva e dente, poi strofinare il lato del dente allontanandosi dalla gengiva.

Ripetere la procedura per ogni dente, senza dimenticare la parte posteriore dell’ultimo dente.